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INTERVIEW @ INDIE_EYEby Alessio Boscohttp://www.indie-eye.it/recensore/news/barbara-de-dominicis-per-sottrazione-lintervista.htmlBarbara De Dominicis: ….per sottrazione, l’intervista
Di: Alessio Bosco  Pubblicato il 17 ottobre, 2012

  Quella di Barbara De Dominicis è una figura molto particolare ed atipica. La figura di un’artista poliedrica ed instancabile, capace di passare con estrema naturalezza attraverso generi ed ambienti completamente diversi ma che il suo personale metodo riesce a condurre sul piano di un dialogo sincretico: che si tratti dei territori della sperimentazione; di quelli della ricerca sui paesaggi sonori o di un pop sofisticato, elegante ed inconsueto. Ideatrice e curatrice di eventi e progetti multimediali (Exquisite-What, La Reverie/La Sogneria, il recente Quasi.Memory);collaboratrice di artisti sonori e visivi come Mark Walters, Marco Messina, Elio Martusciello, Airchamber 3, Roland Quelven; cantantedai trascorsi anche mainstream (99 Posse) ed oggi metà del progetto improvvisativo Parallel 41, condiviso con Julia Kent (Antony and the Johnsons, Larsen), che ha prodotto anche un album (accompagnato dal documentario Faraway Close di Davide Lonardi) di recente pubblicazione. Cogliamo l’occasione per dialogare, un po’, con lei. Trovando, oltretutto, un’interlocutrice molto gentile e disponibile.
[ Foto di Davide Lonardi, Lucio Carbonelli, Valerie Guibert ]
Quanto cambia il tuo approccio da un progetto all’altro?
Non ne sono certa: l’interazione con artisti diversi tra loro ha certamente un ruolo fondamentale. L’attitudine credo sia invece abbastanza costante, spesso mossa da una certa dose di inquietudine che agisce da catalizzatore.
Quanto Paralle 41 è diverso da Intermittenze?
Intermittenze è stato il frutto dei nostri primissimi e timidi incontri. A Parallel 41 è stata data una marcata connotazione psico-geografica.  In più è diventato un lavoro su supporto; aver avuto la possibilità e la libertà di pubblicare un lavoro improvvisativo grazie ad una label lontana anni luce da banali logiche di mercato (parliamo della limpida label franceseBaskaru) è un privilegio che a fatica va a braccetto con questo momento storico. Siamo estremamente riconoscenti ad Eric Besnard: ci ha supportato nella realizzare un lavoro che alla fine si è materializzato in un piccolo cofanetto cd/dvd.I brani dell’album (Parallel 41) sono frutto di improvvisazione ma perlopiù, alla fine, giungono a delinearsi come vere e proprie canzoni. Da dove trai linfa per i testi che canti? Sono improvvisati anch’essi o scelti all’uopo, sulla suggestione dei suoni del momento, da un tuo personale canzoniere?
Abbiamo ritagliato, dalle lunghe sessioni di registrazione effettuate nel corso di un anno, le parti che ci sembravano avere un andamento più rotondo e compiuto; ma in tutt’ onestà non mi pare vi sia un’attitudine strettamente narrativa nel nostro dialogo sghembo, fatto di impalcature pericolanti e larghi indugi nell’ imperfezione. Ovviamente mi accollo tutte le imperfezioni!
Le parole? Sono sempre presenti e forse sempre troppe! Non credo all’ ispirazione come folgorazione improvvisa o forse semplicemente non sono ispirata! Nel mio caso immagino che siano il frutto di un senso di inadeguatezza, come spesso lo sono le parole, in più la scrittura legittima a cambiare di volta in volta il baricentro offrendo nuovi appigli. Nel caso di Parallel 41 ho cercato di assecondare ciò che i segni, i suoni ambientali, uno sguardo, suggerivano, pur attingendo ad un piccolissimo archivio fatto di quaderni in cui si addensano scarabocchi, piccole storie e sgorbi indecifrabili. 

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Quali sono/sono stati i tuoi riferimenti, le tue influenze musicali e non?

E’ ovviamente un ibrido. Potrei compilare elenchi di artisti (e non) che anche incosapevolmente mi hanno regalato qualcosa. Chubby Wolf,Maya Deren, Bresson, Djuna Barnes, The Doors. Nel pop, nel punk ,nelle avanguardie cosi come nella musica classica ci sono fili luminosi da seguire. Ho iniziato cantando delle cover e questo mi ha insegnato ad ascoltare cose che erano distanti anche anni luce dal mio gusto personale. La nostra memoria acustica e retinica è fin troppo densa di informazioni:  forse dovremmo/potremmo immaginare l’atto creativo (ammesso appunto che di tale si tratti! ) più come un gioco di costruzioni, di collage forse, che di vera e propria invenzione…

Come è nato il rapporto con Julia Kent? Cosa vi ha avvicinate?
Dei carissimi amici mi hanno iniziata alle sue trame sonore; come non restare intrappolati nelle maglie di quel violoncello la cui voce, come in uno stato di grazia, si mantiene in una condizione di oscillazione perpetua tra fragilità e potenza. Un buon margine di casualità e la complicità della rete hanno fatto si che ci incontrassimo.  La conoscenza reciproca è avvenuta lentamente assecondando il tempo dell’esplorazione musicale

Parallel 41 mi dà l’idea, in una volta, di una affermazione ed una negazione identitaria: Napoli e NYC al contempo come due luoghi ben distinti e come un unico spazio reale/irreale.
Sia New York che Napoli rappresentano un accumulo: retinico, acustico, olfattivo. Una sovrapposizione di elementi talmente carica da risultare quasi il frutto di una fantasia. Da questa densità abbiamo cercato di grattare le immagini (soniche e visive) che a mano a mano hanno iniziato a delinearsi come ossatura di questo lavoro. Abbiamo scelto di non utilizzare l’ intera palette di suoni raccolti, cercando piuttosto di procedere per sottrazione, preferendo evocare e desaturare anzichè caricare

Il progetto Crossings per Radio Papesse può considerarsi in qualche modo un prologo a Parallel 41? Puoi spiegare di cosa si è trattato?

Molto relativamente. Il progetto realizzato con Davide e Julia resta un lavoro concepito in quei momenti trascorsi insieme e negli interstizi delle assenze. La raccolta dei suoni a cui appena posso mi dedico interessa in larga parte Napoli e New York. Grazie ad un lavoro commissionato da Radio Papesse parte di questi appunti sonori è diventata un radio documentario intitolato Crossings. Un ritratto delle due città il cui intento era quello di generare una sorta di straniamento percettivo. In un personale puzzle emotivo fatto di sostituzioni e di rimandi  le due città si fondono l’ una nell’altra diventando, a tratti, facce della stessa medaglia urbana.

Questo interesse per il suono dei luoghi  (che fatti i dovuti distinguo a me ha ricordato in qualche modo il metodo di Chris Watson) potrebbe avere una valenza persino etnografica (penso ad esempio alle voci da mercato, piuttosto che i rumori della metropolitana, che si ascoltano sul disco). C’è anche uno studio di questo tipo nel tuo lavoro? Da quando hai cominciato ad interessarti a questo genere di ricerca sonora?

E direi di evidenziare bene i dovuti distinguo! Chris Watson è artista raro e dalla sensibilità magica. Ho amato molto il suo ultimo lavoro El Tren Fantasma. Da qualche mese sono stata accolta nel collettivo AIPS, una realtà dedita alla promozione della cultura dei paesaggi sonori. Anche se il mio interesse è relativamente giovane. Si è nutrito di ascolti altrui, daLomax a De Martino fino alla scoperta dei lavori documentaristici diCecilia Mangini che analizzano suoni rituali del Sud dell’Italia. Ricordo che la scoperta e l’ ascolto di Symphonie Pour Un Homme Seul(Schaeffer/Henry) ha generato in me un certo turbamento! Un’allucinzione la cui portata deve aver scosso qualche neurone in un senso opposto a quello al quale evidentemente stavo viaggiando. Le mie umili orecchie ignoravano assolutamente non solo l’esistenza di quell’opera ma soprattutto erano prive dell’ immaginazione che contempla l’ utilizzo del suono nella sua interezza. Fruscio, rumore, ambienti, stridii organici, strumenti: un tripudio di suoni, oscuri e spiazzanti a servizio dell’opera (sonora) totale.

Dai tempi di Cabaret Noir ad oggi, attraverso tutti i tuoi progetti (Poe-Si, Kuul-Ma, i lavori a tuo nome) la tua musica ha cambiato progressivamente scenario, eppure la tua vocalità ha sempre mantenuto una linea subito ben riconoscibile. E’ una scelta precisa la tua?

Mmm, non saprei. Non sono ne lungimirante ne capace di programmare a cosi ampio raggio. E forse ci si concede dei (ri)pensamenti. Fa parte della crescita ricercare altri modi, altre possibilità. Cerco di imparare qualcosa di volta in volta dalle persone che ho la fortuna di incontrare: si può imparare molto anche osservando un artigiano che cuce un abito…

Una mia curiosità: hai studiato canto?In parte ho anche praticato lo studio del canto, in modo poco ortodosso e abbastanza disomogeneo; delle lezioni di tecnica classica qua e la; lo studio (forzato ahimè) del pianoforte da bambina, ma resto prevalentemente un pò selvatica.Ho notato che spesso torni a lavorare con gli stessi nomi (Marco Messina, ad esempio).In realtà temo di aver chiuso molte porte: concluso un ciclo è come se elaborassi un simil-lutto. Tendo a sgretolare per poter ricucire su altri presupposti. Marco è  l’ eccezione. Ha un atteggiamento molto propositivo. Siamo amici e questo “resta” e forse talvolta complica.Come e quando è nata, invece, la collaborazione con Davide Lonardi? Quanto è importante il suo apporto dal vivo ed invece come è sorta l’idea di Faraway Close? In sede di recensione ho scritto quanto le due parti audio e video risultino complementari l’una all’altra.Grazie per la tua generosa e attenta recensione! Quello con Davide, risalente al 2007,  è un sodalizio su più livelli. Quando ci siamo incontrati era alla ricerca di un brano da utilizzare per il suo primo lungometraggio autoprodotto Moto Apparente. Si è prestato ai live e alle avventure più performative; da Poe_Si (progetto che ci ha visti a fianco di Marco Messina e del pianista Mirko Signorile) a Viseu Aural Chronicles(progetto lusitano di residenza e performance a fianco dell’ artista portoghese Leonardo Rosado) ma Davide giustamente rivendica la sua appartenenza alla celluloide e alla scrittura. Non so esattamente quando e come sia sorta l’ idea di Faraway Close, evidentemente nel farsi. La sua camera, a tratti invisibile, ha rappresentato per noi l’elemento mancante, l’ anello di congiunzione ideale che ci è spesso venuto in soccorso sottraendoci ad un’eccessiva indeterminatezzaPagine: 1 2 3 4
Parallel 41 avrà un seguito? Pensi alla possibilità di un disco registrato in studio?Ci abbiamo pensato pur non avendolo ancora immaginato; lasciamo la porticina aperta. Un secondo lavoro su supporto sarebbe certamente in studio.
Che strumenti usi dal vivo e quali per le tue registrazioni sul campo?Prevalentemente faccio uso della voce. Non di rado trasfigurata con filtri e pedali di uso comune. Spesso dei field recordings pre-registrati ed eventualmente manipolati al momento. Qualche strumento (non necessariamente o non solo “musicale”) a servizio delle sonorità che desideriamo ottenere in un dato momento, e, per quanto coltivi il desiderio di averne molti in un futuro più ricco, non ho tantissimi marchingegni artigianali come “Matilda” (un device low-fi assemblato dal multitalentuoso Andrea Serrapiglio). Per le registrazioni ambientali ho un paio di registratori digitali ed un piccolo arsenale di microfoni (tra cui dei microfoni a contatto, un idrofono e quelli binaurali, che permettono di essere invisibile e talvolta di rubare suoni in contesti in cui esporsi risulterebbe inopportuno)Pur se non sempre così immediatamente riconoscibile, ho l’idea che anche nella tua musica (oltre che nei field recordings) ci sia tanta Napoli. Qualcosa di profondo da rintracciare oltre la superficie; una mediterraneità che si esprime in forme sottili, come dire, tra le note.  Quanto questa presenza è meditata e quanto lascito genetico (o quanto entrambe le cose)? In Anti- Gone hai anche riletto un classico della canzone partenopea (Passione). Perché proprio quel brano?Aldilà degli stereotipi in cui è facile scivolare è uno di quei luoghi che diventa uno “stato mentale”. Sospensione, rabbia, chaos, rassegnazione, ammuina, assenza, sgomento…come liberarsene. Tra l’ altro non vivendoci da diversi anni a tratti si dilata, diventando ingombrante.Passione? Una canzone che racchiude e “chiude”. Una domanda molto personale, la cui risposta è adesso anche tanto distante.
E’ riduttivo (se non addirittura scortese) dirti che la tua musica mi comunica qualcosa di ineffabilmente, ma intrinsecamente, femminile, che va oltre la tua voce o la tua presenza scenica? Qualcosa che si esprime anche in termini di scrittura, di suono, di metodo. Anti-Gone può dirsi in questo senso un’affermazione di femminilità?Ma scherzi! In realtà ingigantisci un microcosmo appena percettibile! Non ho strumenti per fare questo tipo di riflessione, sarebbe troppo autoreferenziale! Anti-Gone alludeva a delle figure cardine dell’immaginario femminile, voci che non possiamo però relegare in un ambito esclusivamente “rosa” dati i tratti di universalità di cui sono portatrici.Adesso sei impegnata con Soon Apres, di cosa si tratterà? Quanto ci sarà di simile e quanto di diverso dai lavori precedenti?E’ un assemblaggio di drones e field recordings, elettronica, voci  e strumenti a corde. Farà uso di memorie private ri-trovate e a tratti scivolerà nella forma canzone. E’ ancora in fase di assestamento. Oltre a questo sono molto felice delle collaborazioni in atto con Enrico Coniglio,Nicolas Bernier, Leonardo Rosado, Mark Walters, Andrea Serrapiglio,Erika Scherl. Al momento sono, anche, impegnata nell’allestimento di Self Made Worlds, un lavoro in collaborazione con la video-artista franceseAude Francois che presenteremo il 5 dicembre negli spazi del Teatro Lenz di Parma (nell’ambito del Festival di Performing Arts triennale ideato da Natura Dèi Teatri). Mentre a metà novembre faremo un  mini tour per Parallel 41 .Cos’è invece Exquisite-What!?E’ di  fatto un collettivo che si è formato sul web. Assembliamo una serie di scene audio/visive suddivise in segmenti mutuando il metodo surrealista dei Cadavre Exquis Abbiamo iniziato a passarci il testimone (suoni, fotografie, video) nel dicembre del 2010 e siamo sul finire di una prima serie di ciò che ccnsieriamo un esperimento di web-arte partecipatoria. Solo la rete poteva contenere il nostro incontro: basti pensare all’ elevato numero di persone coinvolte (siamo circa 40 spalmati a diverse latitudini) e all’eterogeneità delle stesse. Cercheremo sia di pubblicare che di ipotizzare dei live… Sogniamo un’ allestimento performativo ibrido; sospeso tra uno spettacolo teatrale e un live set: una serie di performances semi-simultanee la cui struttura evochi quella di un alveare.
Barbara De Dominicis: RisorseBarbara De Dominicis su FacebookCrossing su radio papesseSoon ApresAIPSexquisite.what su Vimeo  © 2012, Indie-eye REC. Tutti i diritti riservati salvo ove diversamente specificatoIndie-eye.it è un quotidiano online registrato al tribunale di Firenze n. 5757 e al Registro Operatori della Comunicazione n. 21322 – indie-eye.it 2005 – 2012
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Alessio Bosco
Alessio Bosco - Suona, studia storia dell’arte, scrive di musica e cinema.
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Sarah Bliss From the Freezing Falling series.  Archival inkjet print. (2010)GIRRL is so very happy to announce our new podcasts CAT CINDERELLA Radio Mag, curated and hosted by Barbara De Dominicis  are now up and runny and they are fantastic!Launched as the podcast/sonic backdrop of  GIRRL SOUND to become a web radio magazine for female-artists from all over the world to publish their work, The Cat Cinderella* features a new podcast-episode bimonthly with works by women artists who investigate sound as a distinctive element in their research. We are mainly focused on sound at the border between art_music and hybrid audio collages and aim to provide a space to encourage works created by women in the name of experimentation and  authenticity. We do welcome works by women of any ethnic, cultural and educational backgrounds devoted to sound art, audio documentary, field recording, performance, radio theatre, audio portray, sound postcards, sound poetry, visual arts as well as electroacoustics and any other free- forms explorations in the aural and visual realmsepisode 1 click here
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Andrea Ferraris @ SodaPop interviews Barbara De Dominicis






Barbara De Dominicis: lady sings the blues, ma non solo
Interview by Andrea Ferraris __06 October 2012


Ho conosciuto Barbara De Dominicis grazie ad Anti-Gone, il suo debutto in solo, un lavoro a-melodico ma al tempo stesso molto eterogeneo, e col passare del tempo mi sono reso conto che a differenza di molte “cantanti al femminile” Barbara era molto interessata alla musica ad ampio respiro, alla sperimentazione e a musiche non propriamente easy. Il suo stile vocale e le sue capacità farebbero la gioia di molti progetti pop, ciò è per altro dimostrato dal lavoro in coppia con Julia Kent con la quale non disdegnano delle tracce fortemente filmiche (non a caso credo che la parte più interessante del lavoro sia quella corredata dallo splendido documentario di Davide Lonardi), ma al tempo stesso sembrano volersi concentrare su strutture non propriamente semplici. Nel tentativo di ampliare il proprio spettro msuicale, la cantante di origine partenopea ha iniziato ad utilizzare effetti, suoni e tutto una serie di altri “gadgets” e questo non solo con la Kent ma soprattutto con musicisti di ambito improvvisativo come Elio Martusciello edAndrea Serrapiglio, successivamente sono venuto a sapere che la De Dominicis ha collaborato e collabora con Marco Messina (99 Posse), Nicola Conte, Ursula 1000,Leonardo Rosado e soprattutto i musicisti ed i video maker coinvolti in Exquisite What(www.exquisitewhat.tumblr.com). Quest’ultimo è un ambizioso progetto multimediale nel quale Barbara non partecipa solo in veste di musicista ma soprattutto in fase organizzativa e credo che la lunga lista dei partecipanti sia utile per farsi un’idea di quanto si tratti di un’impresa di non facile gestione.
SODAPOP: Barbara, io sono venuto a conoscenza della tua musica tramite un tuo disco solista Anti Gone un lavoro molto melodico, poi se ben ricordo hai collaborato con Marco Messina dei 99 Posse. Ora molti 





progetti e lavori in cui ti vedo coinvolta sono molto più ostici e spesso di natura sperimentale. Puoi parlarci di come hai iniziaro e del percorso che hai fatto? 
BARBARA: Non ricordo esattamente come ho iniziato né propriamente quando. Forse l’abbandono al cambiamento e alle metamorfosi non indotte legittima gli apparenti cambi di rotta e le […] virate; non trovo che la melodia sia in conflitto con il noise né che dedicarsi alla raccolta dei suoni crei un dissidio insanabile con la forma canzone. Ho come l’ impressione che i  percorsi siano per loro stessa natura sghembi: piccoli frammenti che alla fine disegnano una trama all’ interno della quale più o meno ci si raccapezza o di contro ci si smarrisce, ma questo fa parte del gioco. In qualche modo tutto va ad incasellarsi diventando un piccolo tassello dello stesso quadro; le identità (anche musicali) e i ruoli sono “nervosi” e mai fissi o pre-fissati..d’altronde credo molto poco alla catalogazione in generi o alle gabbie che ci disegnano intorno per identificarci in un atmosfera ambient piuttostoche sperimentale o autoriale…non so…poi ci sono le attitudini, le inclinazioni che non mi sembrano dissociate-a-bili dalla vita…per cui di pari passo con ciò che accade nel corso di un’ esistenza forse anche le sonorità cambiano. A margine di ciò il pallino per la “raccolta” di memorie private_trovate_rubate (che siano foto, lettere, oggetti, registrazioni)  mi perseguita da tempo…robivecchi napoletani densi di storie, straccivendoli turco.berlinesi ricolmi di cianfrusaglie …. SODAPOP: Dischi al femminile, musica al femminile, “…è brava per essere una donna”, quante volte avrai già sentito queste frasi? Eppure in ambito “colto”, di ricerca o nella musica sperimentale, per quanto di donne ce ne siano sempre poche, mi sembra che il risultato diventi più centrale a dispetto delle caratteristche genitali. Un abbaglio o corrisponde al vero? 
BARBARA: Francamente fatico un pò a rispondere a questa domanda: ho sempre tentato di ignorare lo stereotipo legato a presunte divisioni di genere. Credo che il punto cruciale sia volersi ostinare a cercare “la parità” sulla base di una omologazione dei due sessi. Siamo strutturalmente diversi e le donne, troppo spesso più sottili dei loro simili irrimediabilmente privati di una costola: credo che la parità andrebbe forse rintracciata a partire dal riconoscimento della differenza, solo attraverso l’identificazione della diversità si può costruire una sana uguaglianza (…) SODAPOP: Puoi parlare del progetto Exquisite What? Di cosa si tratta? Avete delle uscite in programma? dei live? 
BARBARA: Exquisite What è un collettivo che, ispirandosi alla pratica surrealista degli exquisite cadaver, assembla una serie di brani audio/visivi suddivisi in scenari (e a dilatazione “controllata”) in cui ciascun contributo si innesta sulla scia del precendente. Un esperimento in fieri in cui suono e immagini vengono concepiti e montati col solo utilizzo di piattaforme web costantemente aggiornati e senza nessun tipo di interazione fisica tra gli artisti coinvolti. Con la possibile pubblicazione si vorrebbe dare il via ad una serie di performances in cui gli artisti si incontreranno dal vivo per la prima volta! Gli artisti coinvolti appartengono a contesti musicali e visivi anche molto differenti tra loro: lo spazio bianco della rete ha però reso il loro/nostro incontro possibile in un dialogo costante, una conversazione senza alcuna gerarchia nella quale cercare di vedere oltre, senza entrare nello specifico di questo o quel lavoro, provando a rintracciare il sottile  filo rosso che tiene insieme il progetto Exquisite What. Ovviamente senza l’ entusiasmo degli artisti che sono stati coinvolti a diverse latitudini questa piccola follia non esisterebbe: citare tutti gli ew-wers è forse impossibile ma potendolo fare ecco i generosi artisti coinvolti: 



Sound artists:Dominic Cramp [USA], Barbara De Dominicis [IT] (Founder / Curator coordinator sound artists), Orla Wren [UK], i Serrapiglio[Andrea/Luca/Alberto] [IT], Mathias Van Eecloo [FR],Olivier Girouard [CAN], Peak [IT], Leonardo Rosado[PT], Alessio Ballerini [IT], Fréderic D. Oberland[FR], Luca Nasciuti [UK], Andrea ICS Ferraris [IT],Jared Blum [USA], Gianmaria Aprile [IT], Isnaj Dui(Katie English) [UK], Marco Messina [IT], Susanne Hafenscher [AUSTRIA], Flotel [UK], Enrico Coniglio[IT].Visual artis: Aude Francois [GER/FR] (Curator / Coordinator visual artists), Anders Weberg [SWEDEN],Fabio Scacchioli [IT], Joao Luz [PT], J.P. Schmidt[USA], Laura Focarazzo [ARG], Roland Quelven [FR],Cecelia Chapman [USA], Loredana Antonelli [IT],Yagama Yogmaya [BUL/GER], Christian Sonntag[GER/FR], Tom Mortimer [UK], Ioann Maria [PL/UK],Sonia Lau [IT], Ana Pecar [SER/USA], James Snazell [UK], Davide Luciani [IT],Eduardo Cuadrado [SPAIN], Olga Mink [NL], Mònica Ferreira [PT] Photographers: Dan Crossley [UK], Davide Lonardi [IT], Sabrina Joy [USA]SODAPOP: Della tua collaborazione con Julia Kent che ci puoi raccontare? Come vi siete conosciute? Come avete iniziato a collaborare?
BARBARA: L’ incontro con Julia è avvenuto in maniera del tutto casuale: o meglio im-materiale: un amico comune, circa 4 anni fa, ci mise in contatto via web quasi per gioco. Ma c’è stato un precendete: dei carissimi amici (due artisti visionari e rari, aka Raffaella Nappo e Antonio Ruffo) un imprecisato numero di mesi prima ascoltavano dei brani per solo violoncello, ne venni rapita: era Julia… di lì ad immaginare di suonare insieme è passato del tempo. Ci siamo incontrate per la prima volta all’aeroporto di Venezia e una manciata di ore dopo (grazie alla complicità di un deus ex machina d’eccezione aka Andrea Pennisi - un improvvisatore involontario) suonavamo insieme in uno splendido teatro catanese che rischiava allora la chiusura. Rosicchiando spazio e note al poco tempo a disposizione insieme abbiamo iniziato a conoscerci: lentamente, restando in ascolto di piccoli elementi; frammenti visivi, sonori; impressioni rubate. Abbiamo seguito delle piccole tracce, costantemente “filtrate”dalla impalpabile presenza della camera di Davide Lonardi. L’idea di fermare i nostri incontri su supporto è venuta col tempo. L’immenso privilegio è rappresentato dal fatto che durante questo percorso siamo stati intercattati dalla label Baskaru di Eric Besnard (una delle etichette a mio avviso più interessanti nel panorama internazionale delle musiche [im]-possibili) il quale ci ha permesso di pubblicare Parallel 41 in un’edizione speciale ed accuarata: un CD di tracce risultanti dalle “sezioni” ritagliate da lunghe sessioni improvvisative avvenute in luoghi che ci sembravano sonicamente interessanti ed un Dvd (prodotto dal regista Davide Lonardi) che rappresenta non solo il racconto di un incontro ma anche e soprattutto la sua personalissima visione di due città che si incrociano scambiandosi e fondendosi nei modi più disparati ed inaspettati. La scelta dei luoghi in cui abbiamo suonato in realtà si è articolata a mano a mano, sia assecondando la casualità di luoghi in cui siamo capitati per un concerto (come nel caso delle gole altoatesine e del Forte Marghera, luoghi speciali alle quali ci hanno condotto l’intuizione e la generosità rispettivamente dello storico e organizzatore di eventi Vanja Zappetti e dei curatori/artisti Matteo Efrem Rossi e Tommaso Zanini) sia organizzando un evento ad hoc (come è accaduto nel caso di Napoli dove le locations sono state un teatro di impianto greco-romano all’ incrocio col quartiere alessandrino nel pieno centro della città, ed una ex fabbrica di uniformi militari “Il Lanificio”, incastonato nell’area di Porta Capuana, una zona dove a mio avviso si percepisce
un senso di gravità—e non è una metafora ma potrebbe esserlo - più intenso che altrove


 . Anche la permanenza in questi luoghi è stata supportata da amici e collaboratori speciali, non potendo compilare elenchi mi limiterò ad accennare all’ instancabile lavoro del nostro amico Marco Stangherlin, la cui agenzia di booking, la Wakeup&Dream, rappresenta a mio avviso una delle rare realtà a dedicarsi alla musica in maniera autentica e ispirata.
SODAPOP: hai abitato in diversi posti, ed anche il tuo disco con Julia è stato registrato in location differenti. Migri così spesso? Quanto pesa muoversi nell’economia della tua musica e in che modo ti influenza? 
BARBARA: Grazie a molteplici fattori, in primis la generosità di svariati personaggi che hanno gravitato intorno a questo piccolo lavoro, Julia, Davide ed io abbiamo avuto la possibilità di regsitrare in luoghi diversi, riuscendo cosi ad eludere l’ asetticità che spesso contraddistingue gli studi di registrazione. Tra l’ altro in alcuni di questi luoghi abbiamo anche avuto la possibilità non solo di registrare ma anche di soggiornare [un esempio su tutti la nostra permanzenza a Valdapozzo: uno di quei posti speciali mantenuto a fatica da una mezza dozzina di personaggi di altri tempi e altri cuori e al quale non saremmo giunti senza l’ aiuto di Andrea Serrapiglio, musicista che non ha certo bisogno di presentazioni ed amico speciale]. Cercando di recuperare la tua domanda: non migro tanto quanto vorrei, non in questo momento storico almeno…in più il web ci inebria di ubriacature virtuali cullandoci in un apparente e costante moto. Mi è capitato di cambiare casa abbastanza spesso, è un pò come dilatare la propria identità: rubare una piazza da una città in cui non sei nato piuttosto che mantenere un vicoletto d’ elezione nella tua città d’origine ci aiuta a costruire un archivio retinico ed una  memoria sonora a cui immagino anche inconsapevolmente si attinga. E’ dai tempi della Nadja di Breton che si “inventano” percorsi: ideali o reali poco importa. Abbiamo dato un nome a quest’ attitudine piu che pratica..Personalmente trovo assolutamente improduttivo attraversare paesi senza sporcarsi le mani in questi. Tuttavia questa è solo la mia opinione  e come ci indica Pessoa si può viaggiare pur restando immobili e alla finestra.SODAPOP: La voce di Billie Holiday mi fa letteralmente uscire di testa. La sua vita dev’essere stata peggio di un film splatter e suggestione o no, ascoltando le registrazioni sembra quasi che si senta. Ma è così fondamentale aver avuto una vita di merda per avere una fantastica carriera artista? e se non faccio citazioni colte e invece della Holiday ho il mito di Balotelli posso avere delle ambizioni artistiche? BARBARA: bah, non credo vi sia una regola. Mi accorgo che gli artisti che istintivamente mi attraggono solo quelli meno “educati” ed un pò più selvatici e con questo non intendo necessariamente “maledetti” (anche quello è uno stereotipo da cui affrancarsi) ma forse basterebbe riferirsi alla categoria dell’autenticità: chi rischia, si mette in gioco a costo di trovarsi a pacche all’ aria, è quel buco nero a stregarmi. Credo che il fattore discriminante consista nello sporcarsi le mani, a prescindere da come (ti) va. Eh, le corde di Billie Holiday raccontano tutte le sfumature di un essere umano, è abisso, labirinto, alba tragica, viscera, lamento lieve, abisso lacerante, conforto ed espiazione. Probabilmente è superfluo qualunque colore per descriverla: è sufficiente ascoltarla. P.s.: Ma perchè Balotelli non è un artista? A me pare di si….SODAPOP: hai già abitato in diversi posti, ma per ora non hai ancora lasciato l’Italia, è una cosa che ha intenzione di fare di qui a breve? e nell’eventualità opposta, perchè no? in fin dei conti all’estero per una come te ci sarebbero molte più possibilità 

BARBARA: non saprei, ho lasciato l’Italia già diverse volte e forse è come se avessi già elaborato questa scelta come si fosse già compiuta e consumata. Col tempo si abbandona un pò di radicalità e si recuperano legami e istanze che sonnecchiavano. L’irreversibilità lascia spazio al ripensamento…SODAPOP: senti un gap generazionale con i ragazzi più giovani ( i “ragazzini”)? In termini di fruizione e rapporto con la musica (e non solo) direi che sono cambiate molte cose per non parlare del media e delle dinamiche di ascolto: in cosa fatichi a rapportarti con le nuove generazioni ed in cosa ti senti più vicina a loro? BARBARA: Banalizzando si potrebbe liquidare la faccenda secondo rapporti di analogico/digitale ma paradossalmente credo che la dittatura del digitale abbia generato una sorta di rinnovata curiosità verso la patina analogica proprio in chi è nato “in digitale” al contrario credo che la nostra generazione, essendosi nutrita di un ibrido analogico-digitale assaporandone i passaggi, accolga in sè piu sfumature, ma questo ovviamente non è un assoluto: gli orizzonti e le necessità sono sempre personali. Forse la democratizzazione e relativa diffusione della teconologia a buon mercato ha piu che altro generato una sovrapproduzione musicale un pò spoetizzante: il confine tra ciò che è superfluo e ciò che non lo è si assottiglia sempre di più…SODAPOP: So per certo che spesso hai rifiutato di partecipare a progetti musicali/artistici più commerciali, dove immagino le caratteristiche della tua voce sarebbero state molto adatte: Perchè? Intendo dire, in linea di princpio che male c’è suonare/produrre musica commerciale?BARBARA: Ho partecipato a progetti “piu commerciali” e continuo a farlo tuttora. Nessun male: non c’è un principio rigido da applicare, nella misura in cui ciò che si realizza è autentico non c’è nessun veto. Se ho rifiutato qualcosa è perchè non è nelle mie corde o non lo era in un determinato momento.SODAPOP: E ora? progetti per il futuro (non parlo necessariamente della musica)? Cosa si aspetta Barbara dagli anni a venire? BARBARA: tento di non avere aspettative. Si vive in una condizione di tale vulnerabilità e sospensione che è quasi un azzardo immaginare il domani. Cerco di fare ma non di strafare. Cercherò di andare avanti tentando di armonizzare i diversi contesti sonori in cui mi sono immersa .Spero che entro la metà del 2013 il collettivo audio-visivo Exquisite What riesca condensare in una pubblicazione il progetto (web) di arte partecipatoria iniziato nel 2010 a partire dal web. Oltre a questo ci sono altre cose in pentola: Quasi_Memory un lavoro solista che fa uso di vecchie memorie “ritrovate” e rielaborate che spero possa vedere la luce a breve. Credo che l’ inverno possa anche essere un buon momento per un ’ altra serie di live con Parallel_41 [anche sulla scia del cd/dvd di recente pubblicato dalla Baskaru]. Continuerò poi a sostenere ed esser parte dell’ Archivio Italiano Paesaggi SonoriAIPS fondato da Alessio Ballerini e Francesco Giannico. Una serie di collaborazioni in atto (penso, tra le altre, a quella col soundartist portoghese Leonardo Rosado e alla bella esperineza del Festival_residenza_Jardins Efemeros in Portogallo che si concretizzerà in un lavoro a due; alla collaborazione con l’ artista scozzese Mark Walters, alle collaborazioni con Nicolas Bernier, e con la videoartista Aude Francois, ad un progetto nascente con la magnifica violinista Erica Scherl e il compositore elettro acustico Andrea Serrapiglio). In ultimo la produzione di The Cat Cinderella: un radio-mag strutturato in podcast s che tratteranno di sforzi artistici declinati “al femminile”.
(Fotografie di Davide Leonardi, Lucio Carbonelli e Valerie Guibert)

http://www.sodapop.it/rbrth/interviews/1554-barbara-de-dominicis.html
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FESTIVAL JARDINS EFÉMEROS_VISEU_PORTUGAL
dear friends
for those of you in/around Portugal
we’ll be making a residency&show

@festival JARDINS EFÉMEROS_VISEU_PORTUGAL
between 14th to 20th July 2012
http://www.jardinsefemeros.pt

VISEU AURAL CHRONICLES

for a psyco_geographic map of Viseu

Festival JARDINS EFÉMEROS Viseu_PORTUGAL
concert on the 20th of July @ PRACA DUARTE, VISEU
h. 23.30

LEONARDO ROSADO
BARBARA DE DOMINICIS
DAVIDE LONARDI


thanks
barbara

subterminal:

Next week I’ll be in a art residency with Barbara De Dominicis and Davide Lonardi. We will present our work Friday night in the Jardins Efemeros event in Viseu.
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AIPS, CHRONICLES, 2012; still da video - courtesy l’artista

PASTIFICIO_LAB #1 -Will be with Aips (with a sound work) @ SPAZIO CERERE 18 Luglio dalle ore 19 alle 22
 
PASTIFICIO_LAB #1


un progetto di Marcello Smarrelli a cura di sguardo contemporaneo


Mercoledì 18 Luglio dalle ore 19.00 alle 22.00: 
AIPS - Archivio Italiano Paesaggi Sonori
OPEN CALL: cartoline d’artista
presso Spazio Cerere, Via degli Ausoni 3
 
pastificio_lab è il nuovo progetto ideato da Marcello Smarrelli, direttore artistico della Fondazione Pastificio Cerere, allo scopo di creare una piattaforma culturale che sviluppi iniziative volte a coinvolgere un pubblico sempre più eterogeneo.  pastificio_lab vuole essere connettore di idee, persone, progetti che mira, seguendo la tradizione della Fondazione, ad avvicinare gli studenti universitari che popolano il quartiere di San Lorenzo, luogo in cui sorge il Pastificio Cerere e confinante con La Sapienza - Università di Roma.

La cura dei primi appuntamenti del pastificio_lab è stata affidata al collettivo sguardo contemporaneo, che in occasione dell’evento di aperturapastificio_lab #1 presenta i lavori del collettivo di soundscapers AIPS - Archivio Italiano dei Paesaggi Sonori con l’installazione sonora Chronicles – di Francesco Giannico e Alessio Ballerini – insieme a una panoramica sui progetti degli altri artisti del collettivo (Alberto Boccardi, Barbara De Dominicis,Giovanni Lami, Fabio Perletta, Pietro Riparbelli, Attilio Novellino, Giuseppe Cordaro, Enrico Coniglio). L’intento dell’AIPS è quello di promuovere la cultura dei paesaggi sonori e di soundscapers, performers e musicisti italiani che si cimentano in live electronics creando installazioni artistiche audiovisive connesse al concetto di soundscape composition. Durante l’evento Alessio Ballerini e Francesco Giannico si esibiranno in un live elettroacustico che interagirà con le installazioni presenti nello spazio.
 
pastificio_lab#1 è realizzato grazie alla Fondazione Pastificio Cerere e allo Spazio Cerere; si avvale della Mediapartnership di RAIWebRadio, del sostegno diart_core_gallery, del contributo di C.A.R.M.A. Centro d’Arti Multimediali di Roma e della Sponsorizzazione tecnica di Casale del Giglio. 
 

 
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